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Presentazione

In questo piccolo sito ho voluto far conoscere il mio percorso di ritorno alla fede.

Consiglio vivamente di leggere quanto c'è in questo sito e dopo recarsi su youtube e cercare il mio canale specificatamente dedicato a Dio e la fede in generale.

In youtube dovete cercare "grandespirito1", scritto proprio così tra virgolette; fate attenzione che in fondo alla parte descrittiva dei vari video ci sia scritto in carattere piccolo e azzurro proprio "grandespirito1".

Grazie per la cortese attenzione e vi aspetto numerosi!!!

Chi è DIO per noi?

Parte 1a - Le sorprese di Dio In vasi di creta - I paradossi della fede

Ci sono dei fatti e dei dati che ci precedono, già essi stessi enormemente sorprendenti, fino al limite del paradosso.

Un Dio lontano, creatore e perciò padrone è quello che l’uomo sospetta. E invece si rivela Padre al punto di creare l’uomo esclusivamente perché partecipi come figlio ed erede di Casa Trinità.
Il male è l’assurdo del mondo, anche e soprattutto di fronte a un Dio proclamato onnipotente e buono. E invece si scopre che proprio da questo male Dio sa trarre il massimo bene per l’uomo; anzi sembra che proprio abbia permesso o accettato un mondo così ... perché prevalga la sua eccedenza nell’amare, cioè il perdono.
Libertà e fragilità sono i fattori del dramma umano del vivere. Dio vi ha proposto una soluzione, quella di un suo affiancarsi a questa libertà.. liberandola, per renderla realmente capace ed efficace, dandoci il suo Spirito, “che dà la vita”.

Misteri o “paradossi positivi” che è necessario conoscere per capire un poco del mistero dell’uomo.

Abbà! Chi è Dio per noi?

Che idea hai di Dio? Non è indifferente averne una o un’altra. Avendolo pensato padrone, gli uomini vi si sono ribellati. Sentendosi padroni di sé, ne sono indifferenti. Pensandolo latitante si scoraggiano e disperano.
Ma qual è il vero volto di Dio? Dove lo si scopre? Evidentemente là dove si è rivelato. Nella storia, cioè nella Bibbia. “Piacque a Dio - recita il Concilio - rivelare se stesso e il disegno mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo nello Spirito santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della natura divina” (DV 2). E’ l’unica strada seria, perché vera, di conoscere Dio.

“Dio misericordioso, pietoso..”

Un giorno Dio cominciò a rivelare il suo nome: “Io sono” (Es 3,14), “Io sono quel che farò vedere di essere”. La mia essenza non si può conoscere, ma la mia attività sì; dal mio agire capirete chi sono. “Ho visto la miseria del mio popolo, conosco le sue sofferenze, e sono sceso a liberarlo” (Es 3,7-8). E da sempre i fatti dell’esodo sono il fondamento della religione ebraica: Dio è il liberatore, il salvatore del suo popolo.

E perché mai tanto interesse? Semplicemente perché aveva scelto Abramo, perché aveva promesso (Es 2,24), perché aveva deciso di fare di Israele “il suo primogenito”. “Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare” (Os 11,1-4).

Ma spesso Israele - ogni uomo - è un figlio ribelle. A Dio allora non rimane altra scelta che quella di perdonare. E’ il suo biglietto da visita presentato a Mosè: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che perdona la colpa e la trasgressione...” (Es 34,6ss). “Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, perché sono Dio e non uomo” (Os 11,8-9).

Padre di Gesù Cristo

Un giorno però appare un uomo che chiama Dio col nome di Abbà (Mc 14,36), papà, come un bimbo chiama il suo babbo. Abbà è sempre usato per esprimere la paternità fisica. E Gesù lo usa sicuramente nell’ultima sua parola in croce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46).
Nel Nuovo Testamento cioè questa paternità di Dio prende un accento di novità assoluta: Dio è primariamente il padre di Gesù Cristo, padre in senso vero, fisico, dal quale ha ricevuto la stessa vita divina. Gesù ha quindi un rapporto unico col Padre: “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Mt 11,27). “Chi vede me vede il Padre” (Gv 14,9); perché “io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30).
E vive tutta una vita che vistosamente sa esprimere questa piena sintonia. Se nella Trinità questo è un fatto “ontologico”, cioè “il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1); nella storia - quando “il Verbo si fece carne” (Gv 1,14) - tale sintonia è tradotta come libera e coraggiosa scelta di obbedienza. E la croce è la “gloria”, cioè l’espressione della sintonia piena di un uomo con Dio, come figlio assolutamente docile.

Il mistero dell’incarnazione prima e della redenzione poi (cioè della piena sintonia voluta e provata) esprimono il massimo della unione tra umanità e divinità, quello sposalizio che nella persona di Gesù diviene unione sostanziale (ipostatica) e al tempo stesso libera e umanamente “conquistata”. In Gesù Cristo si saldano il dono di Dio e l’accoglienza corrisposta dell’uomo.
E’ il vertice della storia umana: un uomo è unito profondamente a Dio, perché Dio ha voluto unirsi profondamente ad un uomo. “Dio s’è fatto uno di noi per fare ognuno di noi uno di lui” (Sant’Ireneo).

Naturalmente Gesù non come caso unico, ma come primogenito. E qui si apre il più grande capitolo esaltante della nostra umanità: l’inaspettato destino divino della nostra povera umanità.

“Lo Spirito del Figlio suo”

Scrive san Paolo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo, che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4,4-7). Quel medesimo Spirito cioè che in Maria ha generato l’umanità di Gesù, che ha guidato Gesù ad essere fedele al Padre fino alla croce, che l’ha risuscitato dai morti per farlo sedere glorioso alla destra di Dio, ora è dato ad ognuno di noi perché realizzi e accompagni la nostra stessa divinizzazione. Ciò che Gesù è per natura noi lo diventiamo per grazia, cioè per dono gratuito, in forza di quel suo Spirito che ci viene dato.
Anche per noi Dio è Abbà, padre nel senso vero perché ci rende realmente partecipi della sua vita divina. San Pietro afferma che siamo realmente “partecipi della natura divina” (2Pt 1,4); anzi che uno “sperma divino” è gettato in noi (1Pt 1,23). Lo Spirito ci unisce a Cristo in una unità che realizza anche per noi, come è avvenuto in lui, un vero sposalizio tra umanità e divinità. E’ san Paolo a rievocarlo presentando la Chiesa come la sposa di Cristo (Ef 5) parlando esplicitamente di “una carne sola” che si viene a formare con Lui.

Identità, senso e destino della vita

Se tutto questo è realtà dal giorno del nostro battesimo, significa scoprire qui ciò che costituisce la domanda esistenziale fondamentale dell’uomo serio che pensa e cerca la verità di se stesso: Chi sono io? Da dove vengo? Dove vado? Che senso e che direzione deve avere la mia vita perché giunga a riuscita e non a fallimento?

L’identità
Il dono di essere figli come il Figlio unigenito è sogno e disegno antico di Dio, perché - scrive san Paolo - “fin da prima della creazione del mondo ci ha scelti predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1,4-5). Lui, Gesù, il Figlio di Dio divenuto uomo, è il primo uomo pensato dal Creatore, il prototipo, lo stampo sul quale modellare poi ogni creatura, il primo Adamo, il primo di una lunga serie di fratelli; scrive infatti san Paolo: “Ci ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29).
E’ questa la nostra più lontana e vera radice, la nostra unica e autentica identità; Dio cioè, pensando all’uomo, l’ha voluto come un impasto di umano e di divino, un uomo - come Gesù - figlio di Dio. Scrive commosso san Giovanni: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (1Gv 3,1).
Se questa è la nostra natura profonda si spiega bene il bisogno di assoluto di cui siamo assetati: “Ci hai fatti per te, Signore - dice sant’Agostino - e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”, finché cioè non diviene come te. Non è un pio desiderio “essere come Dio” (Gen 3,5), ma semplicemente l’espressione della nostra più autentica esigenza di verità.

Il destino
Naturalmente, “se figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo” (Rm 8,17). Se compredestinati, siamo anche coeredi con Cristo.
E’ troppo importane avere le certezze del dove andiamo a finire. Noi conosciamo solo il tratto d’esistenza che sperimentiamo; ma come la nostra vita ha avuto un inizio prima di noi - cioè nel cuore di Dio padre prima che nel ventre della madre - così ci attende un medesimo destino di eredità come per Cristo. Ha detto Gesù: “Padre voglio che quelli che mi hai dato siano con me dove sono io” (Gv 17,20) anzi, “come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21). Una cosa sola con le Tre Persone divine in Casa Trinità.
E là c’è posto per tutti: “Io vado a prepararvi un posto - ci ha promesso Gesù -; poi ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv 14,2-3). E per dire la soddisfazione di averci con lui...: “in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12,37). Fantastico, vero? Saremo a cena da Dio e Lui nostro inserviente!
In sostanza però sarà il diventare niente di meno che come lui: “Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1Gv 3,1-2).

Il senso
A noi è richiesto naturalmente l’impegno di accogliere tale dono: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Sant’Ireneo con espressione sintetica dice: “Gloria Dei vivens homo”, la gloria di Dio è l’uomo vivente, cioè la sua passione è che l’uomo viva! E’ lui che gratuitamente ci ha resi partecipi della sua vita; la morte non è da lui. Ma prosegue Ireneo: “Vita autem hominis visio Dei”, ma la vera pienezza dell’uomo è il possesso di Dio, il divenire “simili a Lui”!
Il che dice il senso unico della vita, cioè l’unica cosa che veramente conta e la direzione da dare ai nostri sforzi di riuscita.
Per questo un giorno quel Prototipo di Figlio di Dio - poi così riuscito nella vita fino alla risurrezione - è apparso in carne ed ossa a vivere per 36 anni la nostra esistenza di uomini: per essere il modello unico per una esistenza che voglia realizzarsi pienamente. Dirà il Concilio: “Chi segue Cristo, l’uomo perfetto, diviene lui pure più uomo” (GS 42), cioè veramente uomo!

Resta inteso che se questo progetto di noi - iscritto in noi nell’atto creativo, e quindi irriformabile - è l’unico, e non ha alternative: o si diventa simili a Dio e suoi eredi, o è il fallimento di una vita. Accogliere questo dono e collaborarvi è nient’altro che realizzarsi come uomini. Il che tradotto significa che non è un optional essere e riconoscersi figli di Dio.



Per lo stupore e la preghiera

A noi s’addice la piena confidenza, il coraggio e l’intimità del figlio verso un padre. Nella preghiera e nella vita. “Quale padre tra voi, se un figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste...” (Lc 11,11-13).
O come abbandonati al seno di una madre: “Come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, è l’anima mia” (Sal 130). Santa Teresina, in punto di morte ha vissuto proprio questa gioia piena di fiducia e confidenza: “Papà, le bon Dieu, viene a prendermi..!”.

Il paradosso sta anche nel fatto che “mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi’ (Rm 5,6-8). Per noi, oggi più di ieri, indifferenti e ostili.

Messaggio di DIO Padre all'umanità

Ho il dovere di divulgare quanto a mia conoscenza su l’unico messaggio di Dio Padre all’umanità, in quanto desiderio manifestato da Egli stesso a Suor Eugenia Elisabetta Ravasio.
Il messaggio è stato dato a Suor Eugenia nel 1932 ed è stato riconosciuto valido dalla Chiesta dopo un attento esame durato ben dieci anni. Trascrivo di seguito un breve estratto del Messaggio che, tra l’altro ha dato vita all’ "Icona del Padre".

IL PADRE PARLA AI SUOI FIGLI
(estratto)

..."Sappiate anche che voglio essere conosciuto, amato e soprattutto onorato. Che tutti riconoscano le mie bontà infinite verso tutti coloro che soffrono. Che sappiano che non ho che un solo desiderio: amarli tutti, donare loro le mie grazie, perdonarli quando si pentono e soprattutto non giudicarli con la mia giustizia, ma con la mia misericordia, perché tutti siano salvi e annoverati nel numero dei miei eletti".

..."Non crediate che io sia quel terribile vecchio che gli uomini rappresentano nelle loro immagini e nei loro libri! No, no, io non sono né più giovane, né più vecchio di mio Figlio e del mio Santo Spirito".

..."Vorrei stabilirmi in ogni famiglia come nel mio dominio, affinché tutti possano dire con tutta sicurezza: abbiamo un Padre che è infinitamente buono, immensamente ricco e ampiamente misericordioso. Pensa a noi ed è vicino a noi, ci guarda, ci sostiene lui stesso, ci darà tutto ciò che ci manca se glielo domandiamo. Tutte le sue ricchezze sono nostre, noi avremo tutto ciò che ci occorre".

..."Desidero ancora che ogni famiglia esponga alla vista di tutti l’immagine che più tardi farò conoscere alla mia "figlioletta". Desidero che ogni famiglia possa mettersi così sotto la mia protezione tutta speciale, per potermi onorare più facilmente. Là, ogni giorno, la famiglia mi farà partecipe dei suoi bisogni, dei suoi lavori, delle sue pene, delle sue sofferenze, dei suoi desideri, e anche delle sue gioie, perché un Padre deve conoscere tutto ciò che riguarda i suoi figli".

..."Vedete, ho messo la mia corona ai miei piedi, il mondo sul mio cuore. Ho lasciato la mia gloria nel cielo e sono venuto qui, facendomi tutto a tutti, povero con i poveri e ricco con i ricchi. Voglio proteggere la gioventù, come un tenero Padre. C’è tanto male nel mondo! Queste povere anime inesperte si lasciano sedurre dagli allettamenti del vizio che a poco a poco, le conduce alla rovina totale".

..."Che segno tangibile della mia invisibile presenza sia una immagine che mostri che io sono realmente là, presente. Così tutti gli uomini faranno tutte le loro azioni sotto lo sguardo del loro Padre e io stesso avrò sotto i miei occhi la creatura che ho adottata dopo averla creata, così tutti i miei figli saranno come sotto lo sguardo del loro tenero Padre".

..."Vorrei essere onorato in modo tutto particolare nei seminari, nei noviziati, nelle scuole e nei pensionati. Che tutti, dal più piccolo al più grande, possano conoscermi ed amarmi come loro Padre, loro creatore e loro salvatore".

 

L’icona presenta a noi, con chiarezza e semplicità quello che il Padre vuole essere, come vuole essere da noi visto e considerato.
E’ nata nell’obbedienza, quindi nella tranquillità del cuore, perché nell’obbedienza non può non esserci che imperturbabile pace.
Ed ora... Dio Padre, che parla nel silenzio, desidera che noi ci collochiamo davanti a Lui proprio nel silenzio: in un atteggiamento di attesa e di ascolto.
Dio misericordioso e fedele non potrà deludere le nostre attese e le nostre speranze.

Dio è Padre buono che tutto crea e sostiene con amore eterno e fedele

La Parola di Dio, carissimi fratelli, ci fa comprendere il significato della Festa del­l’Amore Misericordioso che stiamo celebrando.

1. Dio è Padre buono che tutto crea e sostiene con amore eterno e fedele.
È Padre dalle viscere materne, ossia Padre e Madre, Padre materno, Amore Misericordioso ci suggerisce Madre Speranza. Il profeta Isaia infatti predice che Dio manderà a noi il suo Servo per realizzare la nuova ed eterna Alleanza con l’umanità.
Il Figlio – Servo farà risorgere il paese, dirà ai prigionieri: uscite! e a quanti sono nelle tenebre: venite fuori!
Gesù realizzerà questa profezia quando risusciterà Lazzaro, quando dirà: "Io sono la risurrezione e la vita, chi segue me non cammina nelle tenebre", quando crocifisso e sepolto risusciterà lui stesso da morte, come primizia e primogenito di coloro che credono in lui.
Gesù, buon Pastore, realizza la parola del profeta portando il suo popolo sulla strada giusta, sui pascoli erbosi, proteggendolo dalla calura del sole e conducendolo alle sorgenti d’acqua. "Giubilate, o cieli; rallegrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri". Come una madre buona mai dimentica il suo bambino e le sue viscere materne sempre si commuovono dinanzi al figlio del suo grembo, soprattutto se bisognoso di cure, così, molto di più, ama ciascuno di noi il Signore.
Questa Parola, che il profeta Isaia proclama a nome di Dio, ha commosso profondamente S. Teresina di Gesù Bambino e Madre Speranza, due donne consacrate che, per volontà di Dio, hanno assaporato e testimoniato la bellezza di Dio Padre buono e tenera madre. Il mondo di oggi, inaridito da una concezione della vita immaginata come se Dio non ci fosse o come fosse un Dio lontano, ossia né padre, né madre, ne ha particolarmente bisogno. Senza un Dio vicino il nostro bisogno di essere amati sul serio, resta scoperto e cerca invano altri soddisfazioni.
Il Salmo ci ripete: "Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature… Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto". Basta credere questo per trovare il fondamento sicuro della vita e della speranza.

2. La notissima parabola del padre misericordioso propone in maniera scultorea la vera immagine di Dio, quella che solo Gesù, il Figlio, poteva rivelarci. Un’immagine che continua a sorprenderci e che ha spinto Madre Speranza a realizzare questo stupendo Santuario.
"Quando (il figlio perduto) era ancora lontano, suo padre lo vide, ed ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò". Con questi cinque verbi Gesù ci dipinge in modo straordinariamente chiaro il volto di Dio Padre, anzi con essi ci rivela il suo cuore.

Quando il figlio era ancora lontano. Il Padre, non smette di pensarlo e amarlo. Soffre con lui e più di lui. Ma il suo amore paziente aspetta in un silenzio e una sofferenza, mai rinfacciati. Aspetta perché lascia libero il figlio e rispetta le sue scelte e i suoi tempi. L’aveva lasciato partire con i suoi beni senza una parola di rimprovero e senza fargli domande. Certamente non è paternalista.

Il padre vede per primo il figlio. È rimasto sempre con gli occhi aperti e il cuore in attesa di quel ritorno. Dice Madre Speranza: come se non potesse essere felice senza quel figlio… disgraziato! Anzi la lontananza sembra aver fatto crescere ancora di più l’amore, più che se fosse rimasto a casa.

– Appena lo vide, ebbe compassione. Il Padre sente una profonda compassione viscerale, avverte l’amore della madre che ha portato nel grembo per 9 mesi quel figlio, tutto suo ed ora quasi irriconoscibile. È il sussulto del­l’amore viscerale che non guarda, non conta il male fatto, ma solo il grande bisogno di rigenerarlo e ricrearlo bello e felice.

Gli si gettò al collo. Poteva essere superfluo. No. Il gettarsi al collo del figlio vuol significare che il padre riversa tutta la piena del suo amore misericordioso su quell’uomo, lo stringe a sé con tutto il suo calore e gli ridona la vita.

E lo baciò. È il gesto che esprime in modo chiaro il "ti voglio bene più che mai, tu sei mio figlio ancora di più". E’ il bacio dell’amore paterno e materno.

Il padre non fa finire la confessione del peccato. Subito fa iniziare una grande, inattesa festa. Il "facciamo festa" ritorna tante volte in questa parabola per metterci davanti quello che sia il padre sia il figlio desiderano: essere felici, fare festa insieme, ritrovarsi come padre e come figlio.
Ma manca l’altro fratello. Il padre incontro anche a lui, lo supplica. Ma il figlio gli rimprovera che non doveva accoglierlo. Il padre gli fa presente che è anche suo fratello. La parabola non ci dice se sia entrato a far festa anche lui, ci dice che la festa si fece in modo davvero sfarzoso, ponendo così almeno tre interrogativi ai suoi lettori:

ci credi tu sul serio che Dio è un Padre così?

Ti lasci abbracciare e festeggiare, oppure continui a rimanere lontano da questo Padre?

Stai imparando dal Padre ad accogliere anche il fratello che sbaglia?

Concludiamo con le parole di S. Paolo. Se Dio è così buono, di che e di chi abbiamo paura? Se il Padre ci ha donato il Figlio e ha lasciato che noi lo mettessimo in croce, non ci donerà ogni cosa? Se Gesù intercede per noi, chi e che cosa potrà separarci dal suo amore?

Il fondamento della vita cristiana è la fede certa, la fiducia totale, l’abbandono pieno nelle braccia del Padre misericordioso, come fece Gesù prima di morire: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Questo abbandono fiducioso, come un bambino nelle braccia del papà e della mamma, è l’atteggiamento che dà più gioia al Signore e offre sicurezza più bella a tutti noi. "Forte è il suo amore per noi e la sua fedeltà dura in eterno" (Sal 116). "Come un olivo verdeggiante mi abbandono alla fedeltà di Dio" (Sal 51).

"Fa, Gesù mio, che tutti gli uomini abbiano la fortuna di poterti conoscere come tu sei e che tutti vedano in te la vera immagine del Padre del figlio prodigo"

(M. Speranza, preghiera per il Santuario).

Grande è l'amore di DIO

Fuoco che consuma (Spirito Santo)

Il tuo nome innalzo DIO

Questa è la mia fede

Re dell'universo

Santo, Santo, Santo!

Gloria nell'alto dei cieli